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IVANA TOSINI: Da Adria alla ScalaProtagonista e testimone dei grandi momenti del teatro lirico tra gli anni ’50 e ’60 del novecento è il soprano Ivana Tosini. Una bella signora, che oggi vive a Imola e che non ha dimenticato nessun momento della sua carriera felice e luminosa, interrotta nel momento più bello tanti anni or sono, per dedicarsi alla famiglia. Una scelta difficile e dolorosa, che ha lasciato rimpianti e il senso di qualcosa di incompiuto, di occasioni perdute mentre il successo diventa un’eco lontana. Nata a Ferrara ma adriese di elezione, nel senso che la sua giovinezza e gli studi di canto sono legati indissolubilmente alla cittadina polesana. Già durante la guerra, giovanissima, insieme ad un gruppo di cantanti e di attori dilettanti partecipava agli spettacoli di intrattenimento per i militari. Con voce fresca cantava di tutto e notata dall’allora compositore e direttore d’orchestra M.o De Mattia, fu incoraggiata a studiare e a coltivare la bella voce di soprano. Quasi per gioco del destino, per caso più che per deliberazione, come capitato ad altri, cominciava la sua carriera artistica. Dapprima a Rovigo con il maestro e direttore d’orchestra Aldo Fornasari con lezioni di tecnica vocale, poi a Milano con la grande insegnante di canto lirico Adelaide Saraceni. Tornata dal maestro Fornasari e con il suo consiglio affinava la sua tecnica con l’allora direttore d’orchestra del Teatro Comunale di Bologna, M.o Mazzotti. Continuando a studiare, andava a Milano, dove cercando sempre di perfezionarsi, seguiva il direttore dei cantanti della Scala M.o Bianchi che la prese a benvolere. Il debutto ad Adria nel maggio del 1950, con “Bohème” di Puccini. Dirigeva il M.o Riccardo Bottino e il carissimo amico Nello Santi dirigeva il coro. Nel novembre del ’51, al “Sociale” di Rovigo due recite con “L’amico Fritz” di Mascagni, con Carlo Zampighi e l’amico Dino Mantovani, con un importante direttore come Angelo Questa. Più volte al “Comunale” di Adria con Nello Santi sul podio: nel ’52 in aprile con “Traviata” di Verdi e in maggio con “Madama Butterfly” di Puccini (partner in scena era Pier Mirando Ferraro nella parte di Pinkerton). Sempre e volentieri ad Adria tornava nel ’54 in maggio, con “Bohème” e un’ultima volta nel ’58 per il Settembre Adriese con “Traviata” con Zampighi e Ledo Freschi, dirigeva Giuseppe Morelli. La carriera è continuata (“per farsi le ossa” come si diceva!!!) all’estero in teatri sempre più importanti. Tra le cose di grande rilievo un “Requiem” di Verdi all’Albert Hall di Londra e al Konzerthaus di Vienna con Massimo Freccia sul podio. “Rigoletto” di Verdi al Covent Garden di Londra con la direzione del grande Sargent. Segue una tournée in Svizzera a Berna, Zurigo e Basilea. Un’altra tournée in Spagna a Barcellona e Valencia. In Francia a Tolosa e poi in diverse città della Germania, Danimarca e Turchia. In Irlanda con Luciano Pavarotti in “Bohème”. Alla Carnegie Hall di New York con “Traviata”, “Madame Butterfly” e “Faust” di Gounod. In Italia si è isibita nei maggiori teatri e con direttori di prestigio quali: Antonino Votto, Giuseppe Patanè, Franco Mannino, Elfidio Tieri, Nino Sonzogno. Ha cantato con cantanti lirici come: Poggi, Tagliabue, Bergonzi, Zanasi. Con Mario Del Monaco è stata “Carmen” di Bizet diretta da Sonzogno e diretta da Votto è stata un’applauditissima “Turandot” di Puccini con Franco Corelli. Fu nel 1959 al Festival dei due Mondi di Spoleto con “Il Duca d’Alba” di Donizzetti. Voluta e stimata dal compianto direttore Thomas Shippers, con la regia dell’inarrivabile Luchino Visconti e con un cast da sogno come: Louis Quilico, Vladimiro Ganzaroli, Renato Cioni e Franco Ventriglia. Un’incisione dal vivo quasi introvabile ora (anche per i mezzi poco tecnici di allora) testimoniava il grande successo. Sempre a Spoleto di Samuel Barber e Giancarlo Menotti presentò per la prima volta l’opera “Vanessa” con la stessa direzione artistica. Sempre voluta da Shippers nel 1962 cantò alla Scala nella parte di Glauce in “Medea” di Cherubini. La protagonista fu la grandissima Maria Callas e gli altri interpreti erano: John Vickers, Nicolaj Ghiaurov, Giulietta Simionato ed Edith Martelli. Dopo la nascita del figlio e una tournée in Germania, fu per l’ultima volta “Traviata” al teatro Duse di Bologna nel 1965, dopodiché ha lasciato per dedicarsi alla famiglia. Le opere predilette sono tutte nel repertorio pucciniano e tanto verdiano. Tra tutte: Butterfly e Traviata che ha interpretato almeno 200 volte. Di queste dice: “…l’ultimo atto di Butterfly me lo sento ancora dentro e con Violetta continuo ancora a morire….” Il GRUPPO FOLKLORISTICO CANTERINI E DANZERINI ROMAGNOLI “TURIBIO BARUZZI” di IMOLA è fatto di gente onesta, capace di parole di passione, perché fanno parte di un tipo di umanità che tende a scomparire: bella gente di Romagna che prima danno e poi chiedono. Per lo spirito con cui portano avanti questo gruppo – offriamo al loro Presidente MARCO MINGOTTI il seguente riconoscimento: Tutto cambia nel cammino dell’Umanità: i luoghi, le persone, le cose. Ma Voi, portatori nel mondo della nostra storia e della nostra cultura, continuate ad essere L’Anima della Romagna. ![]() UN PO' DI STORIA L'istituzione dei Canterini Romagnoli è nata da una idea del poeta Aldo Spallicci con il proposito di tramandare gli aspetti salienti di una civiltà agreste e le manifestazioni più tipiche dello spirito popolare romagnolo usando la parlata dialettale. Il canto ha sempre trovato una congeniale rispondenza in ogni anima romagnola. Ben si deduce pertanto come col canto, depositario di vecchie usanze, si poteva realizzare pienamente questa intuizione. Le note musicali dei maestri Cesare Martuzzi, creatore del primo gruppo di Canterini, e Francesco Balilla Pratella subito entusiasmarono e si diffusero rapidamente in tutta la Romagna riportando unanimi consensi. Sorsero i primi gruppi o "camerate" come si chiamavano allora. Quella imolese venne istituita nel 1927 con l'ausilio del musicista e studioso di etnofonia Francesco Balilla Pratella. L'idea ed il merito maggiore, tuttavia, furono di Pietro Tarabusi e dei dirigenti del Circolo degli Artigiani di Imola, tra cui Nino Zani e Roberto Bassi, che compresero l'importanza dell'iniziativa e si prodigarono generosamente per avviare la nascente corale imolese. Le cante, con il dialetto e le usanze romagnole, in effetti avrebbero potuto diventare un efficace elemento di coesione nella terra di Romagna. Inizialmente diretta dal M.o Antonio Montanari, la corale di Imola si affermò definitivamente sotto la direzione del Maestro Turibio Baruzzi, uomo colto e compositore in primo piano fra i cultori del nostro canto popolare. Egli divenne l'artefice di una lunga serie di successi riuscendo a plasmare la compagine dei Canterini imolesi così bene da essere considerata dallo stesso Balilla Pratella una delle migliori d’Italia di quell'epoca. Continuò a svolgere la sua preziosa opera fino alla sua morte, sopraggiunta nella primavera del 1944. Per queste ragioni, oggi, il Gruppo imolese doverosamente porta il nome dell'illustre e indimenticabile Maestro TURIBIO BARUZZI. Alla direzione del coro si sono avvicendati successivamente, distinguendosi per impegno e capacità musicali: Marino Manuelli, Giovanni Benini, Antonietta Fanti, Furio Giovannini e Fabrizio Bugani, attuale direttore. Nel 1946, terminato l'ultimo conflitto mondiale, fu ripresa l'attività con una importante novità: ai Canterini si aggiunsero i suonatori e i danzerini. Sensibili al trapasso di una antica ricchezza spirituale e di sentimenti in un tempo nuovo, si volle riportare alla luce, con approfondite ricerche, i balli antichi e tradizionali della campagna di Romagna. Tutto il folclore romagnolo, le tradizioni e il costume del popolo, portano infatti il contrassegno inconfondibile dell'ambiente rurale, perché l'attività prevalente in tutta la Romagna era senza dubbio l'agricoltura. Quello che in passato era una manifestazione spontanea, diventando spettacolo, si converte in folclorismo. E' così dunque che, con la introduzione del complesso musicale e dei danzerini, l'iniziale corale si trasforma in: GRUPPO FOLKLORISTICO CANTERINI E DANZERINI ROMAGNOLI "TURIBIO BARUZZI" di IMOLA. Il Gruppo "T.Baruzzi" attualmente è composto da una cinquantina di elementi suddivisi tra la corale (che ne comprende circa 30), i ballerini (18) ed i musicisti (6). L'età dei componenti è molto varia e si aggira tra gli undici e i settanta anni. ONORIFICENZA DI STATO Nell’anno 2002, in occasione del 75° anniversario della fondazione, al gruppo è stata conferita la Medaglia d'argento del Presidente della Repubblica. I COSTUMI E' necessario tenere presente innanzi tutto che le tormentate vicende storiche di Romagna hanno determinato mutamenti più o meno profondi non solo sulle strutture economiche e nell'ambiente sociale, ma anche nelle usanze comuni e nel modo di vestire. Le sette città romagnole (Cesena, Faenza, Forlì, Imola, Lugo, Ravenna e Rimini) hanno continuato nel tempo a imporre la propria individualità, impressa soprattutto nella letteratura dialettale, ma anche nelle semplici tradizioni. A questo punto si comprende perchè ogni città presenta differenze nelle caratteristiche dei propri costumi. L'unico a conservare gli elementi distintivi inconfondibili del costume tradizionale risulta essere quello "contadino" che, trattandosi di un abito di lavoro, era di foggia molto semplice. Il gruppo imolese, sia pur apportando nel tempo delle modificazioni, in linea di massima ha conservato alcune caratteristiche tipiche del contado. Attualmente l'uomo indossa calzoni e una corta giacchetta della medesima stoffa; una camicia bianca; al collo un fazzoletto sgargiante; avvolta sui fianchi una larga fascia colorata; calze rosse e scarpe di vacchetta gialla ed in testa la caratteristica cappellina di paglia. Il costume dei ballerini maschi si differenzia quando vengono eseguiti i cosiddetti "balli montanari"; nella circostanza indossano pantaloni e gilè di colore scuro e con camicia di flanella. La donna porta una larga gonna a fiori che giunge fino alla caviglia; sopra la gonna un grembiule della stessa lunghezza; una camicetta; un bustini di velluto stretto in vita; un ampio scialle sulle spalle; calze bianche a righe rosse e, nei piedi, una semplice calzatura. Per esigenze coreografiche le danzerine vestono anche una gonna più corta della tradizionale, con strisce orizzontali variopinte. ![]() Principali manifestazioni in italia |
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